Maurizio Dallocchio, presidente del Comitato Organi
zzatore Race in the city, racconta a Leadership magazine i successi della manifestazione milanese
Sono 30.000 le persone che hanno assistito liberamente il 14 e il 15 gennaio 2012, alla sfida tra 130 campioni dello sci di fondo, in quattro gare sprint della FIS Cross-Country World Cup presented by Viessmann su una pista appositamente creata nel Parco Sempione, con uno spettacolare arrivo proprio di fronte al Castello Sforzesco. Promotore dell’evento è stato il Comitato Organizzatore della Race in the city, con il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Milano e del Comune di Milano. Sono stati coinvolti più di 200 volontari.
Maurizio Dallocchio, presidente del Comitato Organizzatore e già professore all’Università Bocconi, racconta a Leadership magazine le fasi di preparazione e i successi di questa manifestazione.
Professore,come mai è stata scelta la città di Milano per “Race in the city”?
Milano è stata scelta per le sue caratteristiche di grande metropoli, nonché polo artistico, turistico e sportivo. Dal Salone del Mobile all’Expo 2015, Milano è costellata di iniziative importanti, con i suoi 1.334.077 abitanti che la arricchiscono di creatività. Mostre, concerti, ristoranti, nightlife, teatro e non solo attenderanno i visitatori in occasione della Race in the city. La Race in the city ha costituito un evento nuovo nel calendario FIS 2011/2012, che comprende diversi appuntamenti in circuiti cittadini come Oslo, Stoccolma, Mosca e Düsseldorf.
Da milanese, sono molto orgoglioso che la mia città sia stata in grado di ospitare questa manifestazione e di accogliere tutti i visitatori provenienti da diversi paesi. Da sportivo ritengo che la Race in the city abbia rappresentato un passo importante verso la sensibilizzazione agli sport invernali, come lo sci di fondo.
Quest’ anno il tempo è stato inclemente e Milano non ha mai visto neppure un fiocco di neve. Come avete fatto a creare il tracciato di gara?
In caso di inclemenza del tempo eravamo già attrezzati. Abbiamo garantito un tracciato in perfette condizioni, con una neve compatta e ottimale per favorire le prestazioni degli atleti. Dapprima abbiamo predisposto un fondo adatto, successivamente siamo passati a un innevamento artificiale. Nei giorni antecedenti la Race in the city abbiamo trasportato dalle valli bergamasche neve a sufficienza, per garantire un perfetto mantenimento del percorso gara. Sono stati 1.750 i metri cubi di neve necessari per creare la pista e i camion predisposti ne hanno trasportati 3.200 metri cubi.
La pista era un anello di 630 metri, con partenza e termine in piazza del Cannone. E’ stato previsto lo stesso circuito sia per le gare maschili che femminili, senza dislivelli, a vantaggio della velocità. Inoltre la stessa pista è stata utilizzata per le gare fuori competizione degli atleti paralimpici, svoltesi domenica per chiudere la manifestazione.
Una domanda per i non intenditori. Quali sono le caratteristiche principali della tecnica sprint?
Penso che lo sprint, tecnica che mette in risalto lo spirito scattante e competitivo degli atleti, sia particolarmente adatto a presentare ai milanesi lo sci di fondo. La sprint infatti è una gara molto spettacolare, che si gioca in pochi minuti e vede gli atleti sfidarsi fino all’ultimo scatto effettuando una qualificazione con partenza a cronometro.
La gara si svolge su una pista relativamente breve, della lunghezza massima di 1 – 1,5 km. Il pubblico ha potuto assistere gratuitamente alla Race in the city e ci auguriamo che questa possibilità rinforzi e rilanci i valori sportivi nella città di Milano.
L’attesa dei tifosi è stata ripagata, abbiamo avuto due italiani sul podio. Cosa ne dice?
In una giornata tipicamente invernale (nella notte precedente a Milano la temperatura era scesa fino a 5 gradi sottozero), domenica 15 erano
in programma le due staffette che, dal punto di vista sportivo, dovevano scaldare l’atmosfera di un pubblico al quale nella giornata inaugurale era mancato solo un acuto da parte degli atleti di casa. Le attese non sono state vane: gli azzurri David Hofer e Fulvio Scola (probabilmente la coppia meno accreditata alla vigilia) sono riusciti, con una condotta di gara attenta e soprattutto grazie alla spinta dei tifosi, a salire sul terzo gradino del podio. Vorrei quindi congratularmi con loro per il risultato ottenuto e dare il mio grazie anche a tutti gli altri atleti sia italiani che delle altre nazionalità per aver concorso a rendere così bella la Race in the city.


