UBI Pramerica SGR: Sapere per investire bene.
L'educazione finanziaria è diventata la carta vincente del risparmiatore
Il crollo dei mercati finanziari ha dimostrato che, per tutelare appieno i risparmiatori, le regole - seppure necessarie - non sono sufficienti: l'educazione finanziaria gioca un ruolo fondamentale, che è destinato a crescere ulteriormente nel tempo. Sapere è potere. E chiosando quest'antico motto, anche alla luce di quanto accaduto nell'ultimo biennio, si potrebbe dire che “sapere è (necessario per) potere (investire bene)”.
UN PAESE ARRETRATO
Non a caso il tema della cultura
finanziaria in Europa è già da alcuni
anni al centro dell'interesse
di istituzioni e operatori del settore.
In base ai risultati del primo
studio sul panorama complessivo
delle iniziative di educazione finanziaria
in Europa - promosso
nel 2007 dalla Commissione Europea
e realizzato in Germania
da Evers&Jung - nel territorio
dell'Unione sono stati identificati
oltre 154 differenti programmi
educativi. Di questi, più di due
terzi erano dedicati a bambini
e adolescenti, mentre internet
risultava il canale più utilizzato
per raggiungere il target di riferimento
(nel 66% dei casi), seguito
dall'insegnamento diretto nelle
scuole e nelle università.
Quasi nello stesso periodo, in Italia,
una ricerca condotta da Tito
Boeri e Luigi Zingales e pubblicata
sulle pagine del settimanale
L'Espresso
restituiva un'immagine
molto preoccupante dell'attuale
livello di cultura finanziaria
dei cittadini italiani, in larga
parte incapaci anche di “conoscere
conoscere
la differenza tra azioni e
obbligazioni” e di “percepire il
livello di rischio dei vari prodotti
finanziari”. Il paradigma è presto
disegnato: le ore che un nostro
connazionale impiega in media
per confrontare diversi modelli,
prestazioni e prezzi, nel caso
debba cambiare l'automobile, sono
infinitamente maggiori del tempo
che lo stesso soggetto dedica
all'analisi e all'esame comparato
di prodotti finanziari, anche i più
semplici come conti correnti e
fondi comuni d'investimento.
“L'Italia deve adeguarsi alla
maggiore sensibilità europea
su questo argomento”
PARTIRE DALLA SCUOLA
Un livello più elevato di educazione
finanziaria dei cittadini
aumenta la consapevolezza delle
loro scelte d'investimento e
riduce le probabilità di effettuare
investimenti non in linea con
il profilo di rischio e l'orizzonte
temporale dell'investitore. L'aumento
del livello di educazione
finanziaria è però un obiettivo
impegnativo e di lungo termine.
Anche per queste ragioni, la
maggior parte degli studiosi e
vari esponenti delle istituzioni
di settore ritengono che questo
compito debba essere svolto dallo
Stato, partendo proprio dall'insegnamento
scolastico. La scuola,
infatti, non è l'unico ambito per
coinvolgere i giovani in un percorso
educativo sulle tematiche
finanziarie, ma è senza dubbio
quello più funzionale allo scopo.
Non a caso, solitamente importanti
campagne di educazione su
grandi tematiche sociali hanno
origine proprio nell'ambito scolastico
(inquinamento, educazione
sessuale, guida sicura, cura degli
animali…) perché questo rappresenta
uno “spazio” monitorabile,
nel quale il processo educativo
non è autogestito ma guidato da
un docente/tutor, dove le nozioni
trasmesse (seppur in modo pedagogico) non sono semplici e serve
del tempo affinché vengano assimilate.
Gli studenti le utilizzeranno
solo negli anni successivi, ma
in questo modo si ha la certezza
di raggiungere gran parte della
popolazione.
Queste e altre ragioni hanno indotto
i governi di numerosi Paesi
ad avviare programmi di educazione
finanziaria nelle scuole e
sono alla base di nuovi progetti
in fase di sviluppo.
UN IMPEGNO PUBBLICO
Educazione, cultura finanziaria,
formazione e informazione: questi
temi sono elementi indispensabili
nel cammino sia di un risparmiatore
consapevole e maturo,
sia di un intermediario finanziario
cosciente del proprio ruolo.
Come dimostra l'esperienza
anglosassone, ancora oggi leader
incontrastato della materia,
un'efficace attività di educazione
finanziaria non può prescindere
dalle seguenti caratteristiche:
pianificazione di lungo termine
e coordinamento dall'alto, possibilmente
da parte di un'istituzione
pubblica accreditata presso i
risparmiatori. C'è da auspicare
che questo impegno venga al più
presto assunto anche a livello nazionale
e comunitario, come un
altro tassello dell'affascinante e
complicato mosaico che andrà a
comporre il mercato unico europeo.
Autore: Matteo Mediola
